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Golosità

Wine diaries: Petalo Rosso

Potente, balsamico, sincero, ma molto sofisticato.

Cari Gaudenti, ecco che cosa abbiamo pensato quando abbiamo assaggiato Petalo rosso, un vino di grande carattere, prodotto nel nostro territorio, ma forse poco noto.

Perfect match!

Questo vino, dal carattere aristocratico, ma schietto, nasce nelle generose terre di Meolo, coltivate con amore e rispetto dalla famiglia Gasparini che, fin dal 1932, si dedica anima e corpo alla tradizione vinicola veneta nella tenuta di Ca Corner.

Una ventina di ettari di terreno argilloso, una grande attenzione per l’ambiente, un sguardo sempre vigile sull’innovazione e un bagaglio di tradizioni che si tramandano di generazione in generazione hanno permesso all’azienda Ca’ Corner di presentare un vino eccellente come Petalo Rosso e di vederlo figurare (insieme ad altri “fratellini” enologici) nella guida Vini d’Italia 2018 di Gambero Rosso. Potevamo farci sfuggire questa chicca? Certamente no!

Abbiamo deciso di assaggiare Petalo Rosso e di raccontarvelo perché siamo convinti che prima che esplodano i languidi tepori primaverili da rinfrescare con bianchi profumatissimi, abbiate ancora voglia, come noi, di un buon rosso che scalda il cuore.

Petalo rosso è un Merlot in purezza (2010; 14% vol.) – ecco il suo carattere diretto – che si fa un bel pisolino in Barrique di rovere: un riposo che permette a sentori fruttati e balsamici di risvegliarsi.
Il rosso rubino intenso con riflessi granato e i luminosi tocchi color lampone preludono a un naso dalla sorprendente nota balsamica. Il profumo di frutti rossi vira quasi allo zuccherino, richiamando sentori di prugna e di marasca, ma si apre su note di vaniglia che si inabissano nella profondità della liquirizia, del tabacco, della cannella fino alla fragranza vellutata della viola. Il palato avverte immediatamente il corpo di questo vino, un equilibrio tra i sapori avvolgenti di ribes, mirtilli e lamponi macerati, le sensuali note speziate, un pizzico di pepe nero, e la discreta sapidità quasi ironica che sorprende fin dal primo sorso.

Ci siamo innamorati di questo merlot e ci sentiamo di consigliarvelo vivamente: se siete gaudenti padovani lo potete assaggiare all’enoteca Evoè (in via del Vescovado 85), un posto che già dal nome evoca scenari bacchici e in cui bere un calice diventa un vero e proprio rituale: gli ottimi vini di Ca Corner (e non solo quelli) si accompagnano a dei cicchetti semplicemente sublimi (tra i migliori del centro di Padova: presto ve ne parleremo meglio).

Petalo Rosso Ca’ Corner, 2010, Merlot 100%, 14%vol.

All’enoteca Evoè potrete degustare questo ottimo Merlot della Serenissim (3,5 euro a calice, 18 euro per la bottiglia in mescita e 15 euro se volete berla a casa), magari con un saporito flan di cavolo nero con pancetta croccante, con una polpetta di carne (un classico), con gli ottimi mini pasticci di lasagne (hanno il gusto di quelli che preparano le nonne, serve aggiungere altro?) oppure con un gustosissimo tagliere di affettati di primissima qualità. Se volete una sana dose di “foodporn” guardate le foto delle leccornie dell’enoteca:  https://www.facebook.com/pg/enotecaEvoe/photos/?ref=page_internal 

Sul sito dell’azienda potrete anche trovare alcune indicazione sui punti vendita e le informazioni per ricevere le bottiglie direttamente a casa: http://www.vinicacorner.com/punti-vendita/

Speriamo di avervi fatto venire voglia di assaggiare questo vino e saremmo felici di sentire che cosa ne pensate!
PROSIT!

 

Un assaggio di Modena in Prato della Valle

Cari Gaudenti di ritorno dalle vacanze,

siete pronti a fare un viaggetto a Modena?

Sabato 19 agosto, di ritorno dal mare e in partenza per un viaggetto in Sardegna e Corsica ci siamo trovati con la carestia del frigo (a eccezione di tre cipolline in salamoia e un vasetto di senape) e lo stomaco brontolante. Mentre vagavamo per il centro pensando a cosa mettere sotto i denti, ci si è materializzata una soluzione inaspettata e miracolosa: Passando per Modena (Prato della Valle 117; tel. 333 220 2177)

https://www.facebook.com/passandopermodena/

Un nuovissimo locale di cucina Modenese ha preso il posto del lounge bar Alchimia ed è già una meta cult per molti padovani, visto che il sabato della settimana di ferragosto abbiamo dovuto attendere per avere un tavolo. Tutto prenotato a nove giorni dall’inaugurazione: non potevamo tenervi nascosta questa chicca del gusto!

L’interno (foto dalla pagina fb del locale)

Il locale nasce dall’idea di far rivivere i ricordi d’infanzia del giovane titolare, cresciuto a Modena e innamorato della cucina emiliana. Dalle nostre parti, tigelle, gnocco fritto e balanzoni sono nomi quasi esotici di piatti tradizionali e poco innovativi. Da Passando per Modena acquistano nuova veste e…nuovo sapore.

In una location rinnovata in cui le travi del soffitto si accompagnano a elementi meccanici, omaggi alla velocità della Ferrari e citazioni del Blasco, anche lui 100% made in Modena, potrete degustare un eccentrico “tagliere” di salumi (non vi riveliamo troppo, ma merita che lo proviate e ammiriate l’ingegnosa presentazione) servito con il classico gnocco fritto. In alternativa potrete assaggiare le tigelle, i “panini” piatti da farcire a vostro piacimento, preparate con l’impasto al carbone vegetale.

Il menu dei primi ci ha fatto quasi commuovere. Oltre alle lasagne e ai classici tortelli e cappellacci, si possono ordinare dei sopraffini passatelli oppure concedersi tortellini o balanzoni (a pasta verde) fritti, da intingere voluttuosamente nelle salse di aceto balsamico e parmigiano.

Anche i secondi non deludono: vi consigliamo vivamente di assaggiare le lucide costine di maiale glassate all’aceto balsamico, fragranti e tenerissime, e siamo certi che tra cotolette e tagliate troverete modo di saziare l’appetito e i sensi.

La torta “silvestrozzi” (rivisitazione della torta barozzi di Vignola) corona con una nota cioccolatosa questo tour di Modena, insieme a una selezione di dolci davvero deliziosi.

 

A ogni piatto è possibile abbinare un calice di lambrusco selezionato con cura a seconda dei sapori e degli aromi. Oltre ai diversi tipi di lambrusco, Passando per Modena ospita anche vini “stranieri” al territorio emiliano; vi suggeriamo di provare i vini consigliati in menu perché esaltano le meraviglie modenesi. In ogni caso, il personale saprà consigliarvi al meglio e raccontarvi i piatti con brio e gentilezza, cosa che ci è piaciuta molto e ci ha fatto sentire accolti e seguiti per tutta la cena.

Vi consigliamo caldamente di “passare per Modena” in Prato della Valle e di scoprire tutte le sorprese di questo angolo di Emilia in terre patavine…e se ancora non avete l’acquolina, vi diciamo che è anche possibile degustare (e acquistare) diversi tipi di aceto balsamico – quello vero!!! – tra cui lo speciale banda rossa Giusti, invecchiato in botti del 1605…semplicemente sublime.

Buon appetito e…Avia Pervia a tutti!

 

 

Sant’Agnese: puro sapore mediterraneo

Cari amici gaudenti,

oggi vi proponiamo un viaggio nella purezza dei sapori dell’adriatico e vi invitiamo a cena (purtroppo solo virtualmente) al ristorante Sant’Agnese.

Il dedalo di vicoli che si dipana tra via dei Savonarola e corso Milano nasconde una gemma enogastronomica, un ristorante di pesce incastonato sotto i portici di via S. Agnese 21.

La prima volta che siamo stati al Sant’Agnese, un paio di mesi fa, è stata fatale: siamo rimasti folgorati dalla perfetta essenza mediterranea che tutti i piatti sprigionano…Sedotti come dal canto delle sirene, ci siamo tornati ancora e dobbiamo ammettere che l’incanto non si è affatto spezzato, anzi!

Il ristorante è il luogo perfetto per gli amanti dei sapori del mare, che sono accolti in un’intima saletta (20 coperti) in cui l’arredamento sobrio è rallegrato da dettagli marinareschi. Un solido bancone in legno e le travi a vista del soffitto invitano i gourmand a mettersi in viaggio sul veliero dei gusti dell’Adriatico.

Il menu propone una selezione di pietanze preparate con ingredienti di primissima scelta (di una qualità, a nostro avviso, difficilmente eguagliabile in centro a Padova), che variano molto a seconda delle condizioni del mare e del periodo di pesca.

Le materie prime sono lavorate il meno possibile per lasciare intatta la freschezza frizzante dei sapori marini e in ogni piatto si leggono l’amore, la cura e il rispetto degli ingredienti – che poi si traducono anche in rispetto per i clienti.

Le preparazioni sono semplici, essenziali e raffinatissime, come gli impiattamenti: si capisce subito che il protagonista è il pesce e che è talmente buono da non aver nessun bisogno di eccessivi condimenti né abbellimenti.

Gli antipasti spaziano dalla tradizionale granceola a un’insalatina tiepida di mare perfettamente bilanciata negli ingredienti, ai canestrelli dolcissimi, ma la nostra passione sfrenata (la nostra ossessione, forse) sono le tavolozze di crudo. Scampi, ricciola, tartufi di mare (sublimi!), cernia, tartare di tonno sono solo alcuni dei preziosi e succulenti ingredienti delle tavolozza, ma i re indiscussi sono i gamberi rossi di dimensioni ciclopiche.

Se avete voglia di concedervi un piccolo lusso in più, non lasciatevi scappare le ostriche! Ne troverete di due o tre qualità diverse e potrete assaporare tutte la loro croccante salinità.

I primi sono preparati con pasta, riso e olio artigianali e i secondi esaltano le eccellenze ittiche dell’Adriatico, ma anche del mar di Sicilia e della costa atlantica della Francia. Vi consigliamo di assaggiare la Casseruola Sant’Agnese, una cornucopia (al forno) di frutti di mare con morbide patate e succosi pomodorini. Davvero succulenta! Ma non disdegneremmo nemmeno la frittura, magari accompagnata da un calice di bianco dalla cantina del locale; la carta dei vini permette di spaziare tra terroir diversi, costruendo il proprio itinerario gustativo dal mare alle più rinomate zone vinicole italiane.

Per concludere, dolci preparati in casa o frutta fresca…che noi abbiamo scelto di tuffare nel cioccolato fuso di una libidinosa fonduta – ormai rassegnati a ripetere la prova costume a settembre!

La filosofia del “capitano” Massimo (chef e titolare) è chiarissima: offrire l’essenza del mare, esaltare il carattere raffinato, peculiare e indomito del gusto del pesce. Siamo riusciti a importunarlo a fine servizio e ci ha spiegato come sceglie il pesce da un pescatore di Caorle di fiducia, ma non ha rivelato i segreti della sua cucina, probabilmente perché non servono trucchi quando la maestria e la qualità raggiungono questi livelli.

I prezzi non sono proprio “da studenti”, si pagano l’esperienza, la classe e la cura assoluta nella selezione delle materie prime.

Vi consigliamo di provare anche solo a dare un’occhiata alla pagina web del locale per farvi venire l’acquolina: http://www.ristorantesantagnese.it/

Che ne pensate? Avete voglia di fare un tuffo in un mare di sapori e aromi?

 

 

Carletti e Bruscandoli: protagonisti della primavera e ospiti speciali del Bacareto San Pietro

Carissimi amici ghiottoni,

il tiepido sole dei giorni scorsi e la pioggia caduta stanotte hanno certamente preparato il terreno a due deliziose primizie che non possiamo lasciarci sfuggire: i carletti e i bruscandoli! Al Bacareto San Pietro (via San Pietro 105, Padova) si preannuncia una serata dedicata ai sapori della primavera, in cui le erbette saranno le protagoniste, insieme a due vini caratteristici di Monteversa.

In questi giorni iniziano a comparire sui banchetti del mercato nelle piazze dei preziosi mazzetti di erbette fresche, ma, se non siete pigri e avete un po’ di tempo per una passeggiata, lungo gli argini è già possibile coglierne una buona quantità di carletti o di bruscandoli, per preparare manicaretti al sapore di primavera.

I carletti (Silene Vulgaris) devono probabilmente il loro nome scientifico ai loro fiori “panciuti” come Sileno, satiro e amico di Bacco, noto per il ventre prominente (o, in alternativa alla “saliva” che secernono una volta recisi, ma la versione del buongustaio Sileno ci piace di più). Della pianta si mangiano le foglie, il cui gusto ricorda quello dei piselli freschi, in versione ancora più erbacea.

I bruscandoli sono invece i germogli del luppolo selvatico (Humulus lupulus) si raccolgono tra marzo e aprile lungo le rive dei fiumi, hanno un gusto molto delicato, con un lieve e gradevole sentore amarognolo, sono ideali per risotti e frittatine, ma anche per deliziosi ripieni di tortelli o nell’impasto per gli gnocchi di ricotta.

Qualche sera fa ci siamo dilettati nella preparazione del classico risotto con i carletti, un piatto tradizionale, ma sempre gustoso. Se volete cimentarvi anche voi, vi riportiamo la ricetta per quattro persone:

  • 300 g di riso carnaroli
  • brodo vegetale q.b.
  • 200 grammi di carletti (3 mazzetti)
  • Un cucchiaio di olio d’oliva
  • Una noce di burro
  • Un pizzico di dragoncello
  • 1 cipolla novella
  • 1 bicchiere di vino bianco secco
  • 2 cucchiai di panna (o yogurt bianco, per chi fosse a dieta)
  • Parmigiano reggiano

Lavate e pulite con cura i carletti, staccando le foglie dai fusti troppo spessi e duri, tagliateli grossolanamente e passateli rapidamente in una padella antiaderente a fuoco vivace con un cucchiaio di olio (saranno pronti quando si saranno appena ammorbiditi, attenzione a non farli asciugare troppo). Nel frattempo portate a ebollizione il brodo vegetale e tritate lo scalogno per poi farlo soffriggere con il burro in una pentola bassa dal fondo largo (antiaderente). Fate imbiondire la cipolla e aggiungete il riso facendolo tostare per un minuto, aggiungete poi il vino bianco sfumandola a fiamma vivace. Procedete poi con la cottura del riso, aggiungendo il brodo di quando in quando. Dopo una decina di minuti unite i carletti – che finiranno di cuocere con il riso. A fine cottura aggiungete un pizzico di dragoncello e la panna e mescolate bene. Infine spegnete il fuoco, aggiungete abbondante parmigiano e lasciate risposare qualche minuto il risotto nella pentola coperta.

Se volete potete decorare il piatto con una cialda di parmigiano croccante e con un’immancabile spolverata di pepe.

Se invece non avete nessuna voglia di cucinare, ma tanta di mangiare, vi suggeriamo di approfittare della serata speciale al profumo di erbette primaverili organizzata da Mario, il guru dei sapori del Bacareto San Pietro per giovedì 6 aprile. Se non conoscete il Bacareto, qui potete trovare tutte le informazioni utili: https://www.facebook.com/Al-bacareto-di-via-San-Pietro-580903915338324/

A partire dalle 18:30 sarà possibile immergersi nei gusti dei colli euganei con il ricco pasticcio ai carletti e la soffice frittatina ai bruscandoli. Mario è un vero mago in cucina e con questi due piatti sappiamo che riuscirà a valorizzare al 100% le erbette di primavera del nostro territorio.

Noi non vediamo l’ora di assaggiare le sue creazioni culinarie, degustando due vini, sapientemente abbinati, di Monteversa. Il menu delle erbette infatti sarà “bagnato” dal rosso Versacinto (da uve Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot), un vino dal carattere pepato, molto elegante, morbido e piacevolissimo da bere e dal bianco Primaversa (da uve di Moscato giallo), rifermentato in bottiglia e dal sapore unico che combina mele gialle, agrumi ed erbe aromatiche, fresco, ma con una coda lievemente salmastra. Monteversa racconta il nostro territorio, dove i vigneti offrono riparo ai carletti e fanno compagnia al luppolo selvatico e alle sue acrobazie di rampicante.

Ci vediamo domani al Bacareto S. Pietro, nel frattempo, se volete, scriveteci le vostre ricette con fresche erbette e aromi primaverili!

 

Corti Veneziane: birre artigianali made in Serenissima

Carissimi amici gaudenti,

l’aria frizzantina degli ultimi giorni di marzo ci ha fatto venire voglia di grigliate in giardino, di pic nic al mare…e naturalmente di birrette con gli amici.

Come oramai avete capito, siamo sempre alla ricerca di sapori interessanti e qualche giorno fa abbiamo scoperto una gustosa novità: le birre artigianali dei Mastri birrai di Corti Veneziane.

Attirati dal profumino di bigoli mori con gli zotoi che preparano i nostri amici Chiara e Max de A banda del Buso (osteria tipica di cui vi parleremo presto) ci siamo concessi una cenetta a base di delizie adriatiche, accompagnata da qualche boccale di ottima birra artigianale made in Serenissima.

Vorremmo raccontarvi qualcosa delle birre artigianali di Corti Veneziane: le loro bellissime bottiglie colorate hanno catturato subito la nostra attenzione e il sapore ha superato le nostre aspettative. Il gusto fresco e la frizzantezza equilibrata si declinano in ricette che combinano tradizione e sperimentazione nelle tecniche di produzione e nella miscela degli ingredienti, priva di conservanti e coloranti.

E ora vi raccontiamo questi beverini elisir di luppolo e malto:

Prima le signore: Biondina è una Hell non pastorizzata, a bassa fermentazione, dal colore giallo paglierino pieno. Seduce con il suo gusto asciutto e delicato, caratterizzato da un gradevole aroma di luppolo e un palato alle note di cereali, che la rendono perfetta per aperitivi e antipasti.

Per i più romantici c’è la weizen Ciaro de Luna, birra artigianale cruda, ottenuta da un equilibrato mix di malti, di frumenti e di orzo. Molto dissetante grazie al suo palato quasi acidulo e profumata di banana, perfetta con bigoli al ragu di luganega o con lo stinco.

Per allietare la festa più amata dai veneziani, la doppio malto Redentor deve il suo colore ramato, il suo gusto di frutta estiva e il suo caldo aroma di caramello allo speciale tipo di lievito usato per produrla. Con i fuochi d’artificio nella notte di luglio sarà perfetta, ma perché aspettare?

Se invece avete voglia di un gusto più deciso, potete bagnarvi le labbra con la DunkelBock Boca da basi. Le sue note tostate si apprezzano sorso dopo sorso e il gusto caramellato marca inconfondibilmente il suo carattere pieno e corposo da rossa.

La nostra preferita però è la APA (American Pale Ale) Cankara. Ottenuta da luppoli americani che le regalano un retrogusto persistente, è caratterizzata da un colore dorato e caldo che preannuncia i sentori agrumati e speziati, perfettamente controbilanciati dal retrogusto amaro e secco. Se avete voglia di assaggiarla, ve la consigliamo in abbinamento a un piatto speciale: la “porchetta” di Tonno, di Max @ A banda del buso. Una ricetta unica, assolutamente da assaggiare.

E siccome “senza pressa, andemo pian, sempre co’ na bira in man”, dulcis in fundo vi presentiamo Kanaja, Pils da concerti – “pien di luppolina…e via festa!” Realizzata con la collaborazione e la creatività della band Rumatera, Kanaja è stata apprezzatissima, se volete assaggiarla vi suggeriamo di affrettarvi, è praticamente introvabile.

Se siete ancora assetati di informazioni, ecco il sito di Corti Veneziane: http://www.cortiveneziane.com/

Ma non possiamo lasciarvi senza un po’ di suspense…Presto ci sarà una new entry tra le fila di Corti Veneziane. Non possiamo svelarvi troppo, vi diciamo solo che la nuova birra sarà ispirata a un personaggio leggendario, che in tempi antichi era solito nuotare nelle acque (allora pulite) del Canal Grande e sussurrare i suoi versi a misteriose dame tra le calli al chiaro di luna. Avete capito di chi stiamo patrlando?

Se siete impazienti di assaggiare tutte queste ottime birre, le trovate a La banda del Buso (via Bartolomeo Cristofori 13 a Padova), oppure potete andare a salutare i mastri birrai di Corti Veneziane che vi accoglieranno nell’area degustazione del loro birrificio in Via 1° Maggio, 2 a Dolo (VE).

Fateci sapere cosa pensate di queste birre artigianali made in Serenissima!

— Miss en Abîme

 

Chez Moi. Sentirsi a casa

Per gli amanti di Shakespeare come per quelli delle baruffe chiozzotte, trovarsi nel foyer del teatro dopo lo spettacolo è un rituale irrinunciabile: Chez moi a due passi dalle quinte del Verdi è il luogo di incontro perfetto, un foyer atipico, in cui attori e pubblico possono brindare insieme.

Oggi vorremmo raccontarvi perché, secondo noi è un posto speciale e quale novità riservi per i prossimi mesi

Il wine bar Chez moi in via Livello 23, con i suoi tavolini all’esterno sembra un piccolo bistrot francese in cui si uniscono il gusto per il buon vino e l’amore per il teatro.

In un ambiente curatissimo, shabby chic e raffinato non manca, però, un’aria accogliente e familiare. Ai muri sono appese cartoline e biglietti dei clienti e degli amici – impossibile non affezionarsi subito a Sonia ed Anna,! – e locandine teatrali autografate, segno del legame speciale di Chez moi con il Verdi e con i suoi artisti.

Dal lunedì al sabato è possibile iniziare la giornata con caffè e ottimi croissant (naturalemte alla francese con impasto di sfoglia croccante e profumato), per poi concedersi un pranzo saporito e leggero: ogni giorno il menu propone piatti caldi e freddi fatti in casa con amore nella cucina del locale, oltre a tramezzini e insalate sempre fresche. Che siate lavoratori in cerca di un pranzo veloce ma sano, studenti affamati o che vogliate solo godervi una tranquilla chiacchierata tra amici, troverete sicuramente modo di rifocillarvi.

Il momento della giornata in cui, però, ci piace di più andare è sicuramente quello dell’aperitivo. Dopo una giornata impegnativa, trovarsi avvolti dalla luce soffusa delle candele, che si riflette nei cristalli del grande lampadario e sorseggiare ottimi vini è un toccasana. Per noi è diventato una piacevolissima abitudine, ci sentiamo veramente a casa (e la cosa bella è che possiamo concedercelo anche di domenica sera!).

L’atmosfera frizzante del giorno diventa super glam, senza perdere il carattere cordiale e scanzonato che caratterizza sempre il locale. Il bancone ricopre si leccornie da aperitivo milanese, offerte ai clienti per accompagnare la degustazione dei vini. Olive, taralli e patatine non mancano mai, ma ogni sera si può assaggiare qualcosa di diverso: dai piccoli assaggi di cous cous o pasta fredda al pinzimonio di verdure fresche, dal delizioso pane tostato con olio e sale all’hummus, alle frittatine… Insomma una vera cornucopia di delizie!

La carta dei vini è ben nutrita e in mescita si possono trovare vini veneti, italiani, ma anche francesi e sudafricani.

Ed eccoci arrivati alla succulenta novità! Da pochissimi giorni infatti, Chez moi propone una selezione speciale di vini del mese. A marzo avete la possibilità di provare tre rossi:

Se volete restare in Veneto, il Tai rosso Vigneto Riveselle di Piovene Porto Godi sui colli Berici è l’ideale. Le note floreali si abbinano bene a quelle di fragolina, ciliegia e lampone, lasciando al palato il brio di un finale speziato.

Il Barbera d’Alba di Josetta Saffirio – azienda che da anni ha adottato e promuove tecniche di coltivazione ecosotenibili e organiche – è un’esplosione di ribes nero e frutti rossi, che si accompagnano alla struttura potente, ma ben calibrata del Barbera. Ve lo consigliamo anche da aperitivo, la sua freschezza vi sorprenderà…e l’etichetta è adorabile: un aquerello con uno gnomo, simbolo della magia tutta naturale dei vini piemontesi.

Infine, un vino dal carattere deciso, quanto indomito è il suo territorio di provenienza: il Lagrein di Laimburg (Alto Adige), armonico nelle sue note di frutti rossi, regala emozioni aromatiche e lascia il palato asciutto grazie ai suoi sottili tannini.

Per gli amanti dei bianchi, un altro principe del nord è il 50° Riesling Trocken, che prende il nome del parallelo lungo il quale questa nobile varietà d’uva cresce – e il limite settentrionale oltre il quale le vigne non riescono a prosperare. Si tratta di un vino secco, ma ricco di eleganti note citrine. Il profumo di mela che lo caratterizza ne marca il legame con il terroir della regione di Rheingau, in Germania.

In ultimo, Joseph Drouhin Bourgogne Chardonnay Laforet ci trasporta in Francia, affinato in rovere, equilibrato e delicato, con avvolgenti note olfattive di miele e albicocca. Vino raffinato ed armonico, ci lascia con un sentore di melone che fa venire tanta voglia di estate.

Cinque vini diversi, ma tutti interessanti, da provare e riprovare…prima che finiscano!

Se avete voglia di bere un buon vino, o un cocktail servito con il sorriso e con tanta allegria, ci vediamo da Chez moi!

— Miss en Abîme

 

Piovono Polpette a Padova!

Gli ideatori di Rumori Strani sanno che le polpette sono parte della nostra tradizione culinaria, sono divertenti e si possono preparare con mille ingredienti diversi. Le polpette riescono ad accontentare tutti e la cosa migliore è mangiarle in compagnia.

Ecco perché ci piace tanto l’idea di un posto dove trovarne a volontà!

Abbiamo una sorta di rito con alcuni amici – di quegli amici che per motivi diversi si vedono poco, ma ai quali si vuole un bene dell’anima e ogni volta che ci si incontra è una festa – la cena delle polpette.

Le rare volte, durante l’anno, in cui si riesce a essere tutti insieme ci si trova presto per preparare una montagna di polpette (lavoro faticoso, visto che abbiamo tutti un appetito gargantuesco) e a raccontarsi le novità. Le polpette ci fanno tornare un po’ bambini, ma sono state le protagoniste di annunci di erasmus, lauree, matrimoni, e traslochi. Insomma fanno ormai parte di un rituale di condivisione e di amicizia per noi speciale.

Ecco perché appena abbiamo sentito dei “Rumori strani” a Padova, ci siamo precipitati per capire cosa bollisse in pentola.

Rumori Strani è una polpetteria, ormai famosa a Treviso, e ha aperto da poco una sede anche a Padova, in via Beato Pellegrino 119. L’arredamento del locale che mixa l’attenzione per la tradizione a un gusto contemporaneo e urbano rispecchia perfettamente lo spirito della polpetteria: stare in compagnia gustando piatti saporiti e originali. L’atmosfera familiare e rilassata è perfetta per gruppi di amici, così come per famiglie.

Il menu varia a seconda della stagione ed è esposto in un librone bellissimo che spiega la preparazione e la quantità per porzione ed corredato da foto che fanno venire l’acquolina in bocca. Ci sono polpette per tutti i gusti: di carne, di pesce, vegetariane, vegane, esotiche e anche dolci. Noi ci siamo sbizzarriti e il personale è stato così gentile da farci assaggiare un po’ di tutto. Ci siamo davvero divertiti!

Le polpette sono adagiate sulla classica carta gialla da “fritoin” e servite su eleganti taglieri. Una cosa che ci ha piacevolmente colpiti è che a ciascun tipo di polpetta viene abbinata una salsa pensata ad hoc per esaltarne i sapori. La polpetta Bologna (mortadella, porro, pane, patate, uova, limone, sale e pepe), per esempio, è saporitissima, ma la freschezza della salsa allo yogurt ed erba cipollina ne smorza l’esuberanza.

Una salsa che ci ha fatto impazzire – e che pensiamo dovreste assaggiare – è la delicata maionese vegana all’alloro: profumata e di carattere, si sposa benissimo con le polpette Veggy (soia, cipolla rossa, carote, patate, pomodoro, rucola, latte di soia, alloro, paprika, timo).

Non vogliamo rovinarvi il piacere di farvi sorprendere, vi diciamo solo che la maestria nell’impasto, nell’appallottolamento e nella panatura croccante si sentono fin dal primo morso. Non mancano nemmeno hamburger, piadine, toast e sfiziosi frittini, da accompagnare a vini del territorio o a birre. Una volta entrati, infatti, si è accolti da sei spine con birre diverse, ma c’è anche una vasta scelta di birre in bottiglia…o di cocktail se la serata si fa più intensa.

Se avete voglia di uscire per una cena allegra (e a prezzi più che ragionevoli), vi consigliamo di provare a farvi tentare dalle mille e una polpette di Rumori strani. Intanto potete sbirciare le loro proposte sul sito: http://rumoristrani.it/

Il locale effettua anche servizio take away (e preso anche la consegna a domicilio), quindi la prossima volta che ci troveremo per la famosa cena tra amici, potremo contare anche sulle mani dei cuochi di Rumori Strani per rendere la nostra serata ancora più ghiotta e insaporire le nostre chiacchierate a base di polpette! 

— Miss en Abîme

P.S.: Dopo la scorpacciata ci è sorta la curiosità di capire chi fossero gli antenati di Rumori strani. Se volete sapere cosa abbiamo imparato, eccovi la storia della polpetta made in Italy:

http://www.taccuinistorici.it/ita/news/contemporanea/cucina-del-recupero/polpette-e-polpettoni.html

Dedicato e K e D e al loro viaggio verso il mare: se non vi lasciate tentare dalle polpette, non sappiamo più cosa inventare per farvi tornare a Padova!